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mercoledì 10 febbraio 2016

Odor d'erbe buone

Più che gli odori dei fiori mi piacevano poi quelli dell’erbe, che sono più schietti saporosi e freschi
Guelfo Civinini

Le prime giornate di sole invitano a stare all'aria aperta, passeggiare nel verde e raccogliere le profumatissime erbe che crescono nei nostri campi.
La raccolta di erbe spontanee commestibili ci fa riscoprire il valore della natura e ci ricorda che una volta erano le stagioni che regolavano l'alimentazione.
Genuine, gustose, economiche, e da sempre indiscusse protagoniste della cucina tradizionale maremmana... mangiate crude in insalate, scottate a vapore, ripassate in padella, aggiunte a frittate minestre o zuppe.

Ecco un esempio di alcune delle erbe di campo che possiamo trovare nelle nostre campagne maremmane:

Finocchietto Selvatico
Il sapore è simile a quello del finocchio comune ma molto più delicato. I germogli più teneri sono ottimi ingredienti di minestre e zuppe. Le foglie del finocchietto sono particolarmente adatte per profumare sia piatti di pasta che di carne bianca. I semi essiccati, invece, sono ottimi da usare per le preparazioni al forno, alla brace o alla griglia

Borragine
Vengono utilizzate sono le foglie e i fiori prevalentemente in forma fresca, non essiccata. Le foglie di borragine hanno un sapore avvicinabile a quello del cetriolo, si usano preferibilmente cotte, lesse o saltate in padella, per minestre, minestroni, frittate, per fare ripieni.

Ortica
Da pianta infestante a regina delle zuppe. Deve essere raccolta con prudenza a causa del forte potere urticante che viene completamente eliminato dopo essere stata bollita. Si utilizzano le foglie che hanno un sapore molto simile a quello degli spinaci.

Bietola
La bietola selvatica è davvero molto simile a quella coltivata, con la quale condivide foglie molto larghe e piuttosto spesse che conferiscono corpo e aroma alle zuppe.

Crespigno
Una specie di radicchio selvatico che si distingue per la presenza di fiori gialli e dal sapore leggermente amarognolo. Ottima pianta commestibile, allo stato giovanile, cruda in insalata, mista ad altre erbe di campo, oppure lessata, usata quale contorno, condita con olio e limone o passata in padella

Cardo Santo
Ha proprietà toniche e stimolanti, spesso utilizzato in liquoreria. Erba da usare in insalate e come verdura cotta. E’ un ottimo ingrediente anche per la zuppa con un sapore simile a quello del cardo e del carciofo.


venerdì 29 gennaio 2016

Carnevale e...cenci

È impossibile non amare il Carnevale, solo per il fatto che è una festa che fa parte dei nostri ricordi fanciulleschi.
Il Carnevale piace anche per il bastimento carico di dolci che porta con sé: sono tantissime le ricette di dolci di Carnevale della tradizione italiana. I più noti e diffusi lungo tutta la penisola sono sicuramente le chiacchiere, che cambiano nome a seconda delle regioni: sono dette cenci in Toscana, sfrappole in Emilia; bugie in Liguria e a Torino; crostoli in Friuli, Trentino e parte del Veneto; galani a Venezia e Verona; frappe a Roma. A seconda del luogo di produzione vengono aromatizzate con Marsala, acquavite, acqua di fiori d’arancio. Oltre che con zucchero a velo le troviamo anche ricoperte da miele, cioccolato, mascarpone zuccherato o bagnate con alchermes. La forma è quella di una striscia che può essere anche annodata per formare dei piccoli fiocchi.
L’origine delle chiacchiere è da ricercarsi in tempi molto remoti. Già gli antichi romani erano soliti preparare dolci fritti per festeggiare i saturnali (festività corrispondenti all’odierno carnevale). Tali dolci prendevano il nome generico di frictilia e, durante i festeggiamenti venivano distribuiti alla folla che in massa si riversava per le strade. Grazie alla facilità di preparazione era possibile cuocerne grandi quantità in breve tempo così da non lasciare nessuno a bocca asciutta.


Ecco la nostra ricetta dei cenci maremmani:
4 uova
50 grammi di zucchero (per l’impasto)
50 grammi di burro fuso
Farina q.b.
Scorza grattugiata di un’ arancia
Mezza bustina di lievito per dolci.
Zucchero q.b
Olio di semi di girasole per friggere

Fate una fontana con un pò di farina e il lievito al cui centro metterete il burro, le uova, la scorza d’arancio e lo zucchero. Impastate il tutto e aggiungete farina all’occorrenza fin quando l’impasto non diventerà liscio ed omogeneo. Stendete l’impasto fino a ridurlo ad uno spessore di circa 3 mm. Tagliare con il coltello dei rettangoli irregolari. Friggeteli in olio bollente ed una volta pronti adagiateli sulla carta assorbente. Poi ricoprite con lo zucchero.
Ed ecco pronti i nostri cenci maremmani...Buonissimi anche freddi, ma irresistibili fumanti appena fatti
E ancora più gustosi se preparati, cucinati e mangiati in famiglia o con gli amici !

domenica 17 gennaio 2016

Benedizione degli animali, dei mezzi agricoli e dei prodotti della terra

Il lungo periodo che prelude alla Primavera un tempo era contrassegnato da cerimonie di purificazione per uomini, animali e campi, per propiziarsi la buona sorte e il rinnovamento della natura. La più importante festa lustrale e fecondante è quella di Sant'Antonio Abate, il patrono delle creature a quattro zampe, della stalla, degli animali domestici, del fuoco, del contadino. Il 17 gennaio si portavano gli animali sul sagrato della chiesa per la benedizione, oppure passava il prete a benedire le stalle, o, quanto meno, si andava a messa di buon mattino per prendere qualche panino benedetto per gli animali e i nuovi santini da appendere nella stalla. La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio (sfogo pruriginoso della pelle simile alla varicella). I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Inoltre, sulla base di antiche leggende, durante la notte di Sant’Antonio Abate agli animali è data la facoltà di parlare. Ma i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

Oggi, quindi, si ripeterà la tradizionale benedizione, e gli animali lasceranno stalle, fattorie, case per invadere le piazze di paesi e città per la consacrazione.
Una tradizione radicata anche sul territorio grossetano, come dimostrano le tante realtà parrocchiali nelle quali è tenuto vivo questo gesto.


lunedì 16 dicembre 2013

I Butteri di Maremma

Per scoprire la vera Maremma è indispensabile passeggiare nei boschi, attraversare i pascoli e i campi coltivati, incontrare una mandria di vacche e di cavalli maremmani allo stato brado e governati dal Buttero.


Il Buttero è un pastore a cavallo. Il nome deriva dal latino boum-ductor, conduttore di buoi o dal greco bùteros: bus, bue e teròs, pungolo.
Il buttero cavalca abitualmente il cavallo tipico della Maremma, un maremmano. La sella caratteristica è la scafarda. L'abbigliamento è costituito da calzoni di fustagno, cosciali, giacca di velluto, cappello nero. Si protegge dalla pioggia con un mantello di grandi dimensioni, detto pastràno.
In mano tiene la mazzarella, un bastone impiegato per stimolare buoi e cavalli.

Quando la Maremma era ancora divisa tra i latifondisti, il compito del buttero era quella di domare il bestiame che viveva in libertà in campagna. Gli animali da domare erano la robusta vacca maremmana dalle lunghe corna a forma di lira, ed il forte cavallo maremmano; ambedue gli animali razze ideali per sopravvivere nelle paludi.
La giornata del buttero cominciava prima del levar del sole quando si recava ai mandrioli per prendere la cavalcatura che poteva scegliere tra le tre o quattro a sua disposizione. Il lavoro vero e proprio si svolgeva poi nei grandi recinti dove pascolavano i branchi di bestie da dover controllare, contare, spostare ed eventualmente recuperare nella folta macchia mediterranea che il buttero doveva conoscere a menadito. Non vi erano giornate facili, ma in alcuni momenti dell' anno il lavoro si faceva ancora più duro, erano questi i periodi delle "figliature", della "spocciatura", della merca e della doma dei puledri bradi
Il buttero è sempre stato una figura insostituibile nelle aziende dove pascolavano vacche e cavalli allo stato brado. Oggi appartiene all'immaginario collettivo della Maremma, é il simbolo di questa terra antica, custode dei millenari segreti del suo mestiere.

Di questa figura mitica del buttero è oggi cresciuto molto interesse per cui in tutti i centri della Maremma sono sorte associazioni che hanno lo scopo di valorizzare e promuovere tutto ciò che gira intorno al mondo del cavallo. Queste associazioni, danno vita ad un vero e proprio campionato dei butteri che si articola in gare di abilità che sono le gimcane e la MERCA a terra dove il vitello preso con la LACCIARA viene poi immobilitato senza alcuna violenza sull’animale, ed eseguono una "merca simulata".
L’idea base di questa iniziativa è quella di far esibire i butteri e divertire il pubblico con quello che ieri e ancora oggi è stato ed è un duro lavoro, facendolo diventare spettacolo.

Omaggio a Giovanni Travagliati l'ultimo buttero della Maremma, dal Film "La Leggenda dei Butteri"


giovedì 21 novembre 2013

Leggende di Maremma...la Bissantola

Una volta in Maremma i contadini si alzavano prima dell'alba per andare a lavorare nei campi. ma, al risveglio non sempre si sentivano in piena forma.
La mancanza delle forze necessarie per affrontare la lunga e faticosa giornata di lavoro nei campi rappresentava un grande problema. Una delle pratiche più diffuse per ritrovare l'energia, era mettersi davanti la porta di casa e fare per tre volte il segno della croce, recitando tre padre nostri.
Se, nonostante la preghiera le forze non tornavano, si  ricorreva un rituale, più difficile e complesso, ma, secondo le leggende popolari, sicuramente più efficace.
Si correva nel pagliaio e, tra il fieno e il grano, si cercava una "Bissantola", ossia un ragno con la pancia tonda e le zampette lunghe lunghe.
Una volta trovata, si metteva sul palmo della propria mano e si recitavano questi versi:





Bissantola, bissantola
dammi l'acqua santa
o ti strappo una zampa







Così, se la Bissantola sfregando il muso sul dorso della mano rilasciava una goccia d'acqua si era certi che, facendo il segno della croce con quella, tutta la stanchezza sarebbe presto passata lasciando il posto alla forza necessaria per affrontare un'altra giornata di duro lavoro nei campi.


domenica 17 novembre 2013

Curiosità e rimedi fatti in casa a base di olio d'oliva

L’Olio di oliva è un classico componente di molti prodotti della medicina tradizionale.

Le sue qualità emollienti ed ammorbidenti, e la ricchezza di acidi grassi insaturi, vitamine e sali minerali lo rendono un ottimo prodotto dal  punto di vista cosmetico, poiché svolge una azione di nutrimento per la pelle secca, disidratata, devitalizzata, con rughe e smagliature.

È utilizzato anche come protettivo verso i raggi solari, per prevenire eritemi e arrossamenti, e nel trattamento di screpolature, geloni e tutte quelle patologie provocate dall'ambiente verso la pelle.

Nei massaggi ha il vantaggio di essere un ottimo antinfiammatorio per le articolazioni, lubrificante e levigante degli strati superficiali della pelle.




Ecco alcuni consigli per rimedi naturali fatti in casa a base di olio di oliva

Maschera rilassante e nutriente per il viso:
Ingredienti: due cucchiai di Olio di Oliva, un cucchiaio di Miele d’acacia ed un tuorlo d’Uovo.
Amalgamare i componenti e stendere il composto sul viso e sul collo. Stendersi, rilassarsi e lasciare agire per 10 minuti e risciacquare con acqua tiepida

Lenitivo contro arrossamenti e secchezza:
Ingredienti: due cucchiai di Olio di Oliva ed un infuso di camomilla.
Preparate l’infuso di camomilla con due bustine in una tazza di acqua, aggiungere l’Olio e stendere il composto sul viso ed il collo con un batuffolo di cotone. Risciacquare dopo 5 minuti.

Impacco per le mani screpolate:
Ingredienti: due cucchiai di olio di oliva 1 cucchiaino di miele.
Scaldare leggermente, massaggiare sulle mani e indossare un paio di guanti di cotone per tutta la notte, la mattina togliere i guanti e lavare con acqua tiepida e sapone naturale al latte o sapone al latte e miele.

Rivitalizzante per capelli sfibrati
Ingredienti: tre cucchiai di Olio di Oliva, un tuorlo d’Uovo un vasetto di yogurt.
Mescolare i componenti e massaggiare il miscuglio sui capelli. Tenere in posa sotto un asciugamano caldo per almeno mezz'ora prima di risciacquare.


giovedì 7 novembre 2013

Aspettando la raccolta...oggi abbiamo seminato i baccelli

E' il tempo giusto per i baccelli (per i non toscani...fave)....e oggi li abbiamo seminati!


Solitamente si seminano in autunno nelle regioni a clima mite e in primavera in quelle settentrionali dove l'inverno e' piu' freddo.
Non hanno particolari esigenze in fatto di terreno, anzi, vegetano bene anche nei terreni argillosi; richiedono solo buone lavorazioni profonde anche per permettere lo sviluppo dell' apparato radicale che come in tutte le leguminose e' abbastanza profondo.
Per favorire la germinazione e ottenere qualche anticipo nella formazione dei baccelli, si usa spesso immergere i semi prima di interrarli. A tale scopo, la sera prima della semina, basta lasciare i semi in acqua e il giorno dopo, quando i semi avranno raddoppiato il loro volume procedere alla messa a dimora. Attenzione! questa tecnica potrebbe avere qualche inconveniente, infatti se dopo la semina vi sono abbondanti piogge, potrebbe accadere che buona parte dei semi marciscano.
Quindi controllare sempre le previsioni del tempo !
La semina va effettuata facendo dei solchi circa profondi almeno 15/20 cm. Le file dovrebbero essere distanti almeno 50 cm perché comunque la pianta cresce abbastanza ed è bene che ci sia spazio sia per lo sviluppo, sia per la raccolta.
Seminare ora i baccelli comporta una serie di vantaggi, non solo anticipare la raccolta  rispetto alle semine tardive, ma soprattutto evitare che le piantine vengano attaccate dai perfidi afidi (pidocchi) che invece assalteranno ferocemente i teneri germogli seminati alla fine dell’inverno. Inoltre non temono il gelo, e anche se dovesse venire un ghiaccio birbone, riscoppierebbero dalla base e crescerebbero nuove piantine
.....Aspettando la raccolta primaverile




mercoledì 30 ottobre 2013

...Olio con sapiente arte spremuto, dal puro frutto degli annosi olivi...

Ed eccoci di nuovo qui come ogni anno per la raccolta delle olive.
La temperatura è ancora mite e le giornate, anche se più corte, abbastanza luminose.
I nostri ulivi, con alberi anche secolari, sono tutti lì, pieni di olive in attesa di essere raccolte.
Questo è un anno abbastanza abbondante e molti dei fiori spuntati in primavera sono fortunatamente diventati frutto.

Noi per la raccolta usiamo gli abbacchiatori ad aria compressa, dei bracci in alluminio con cui riusciamo a raggiungere anche 5 mt da terra, senza utilizzo di scale quindi in piena sicurezza.
In cima al braccio due grossi rastrelli che vibrano aprendosi e chiudendosi.
Lorenzo, invece, si diverte a raccogliere a mano le olive più basse.

Prima di iniziare, abbiamo posizionato grandi teli verdi sul terreno, indispensabili per recuperare tutte le olive che cadono....ovviamente dobbiamo fare molta attenzione a non calpestarle.

Quando sugli alberi non c'è più un frutto, alziamo le reti tutti insieme e facciamo rotolare le olive fino alle cassette, facendo molta attenzione a non perderne neanche una.
Raccolta una fila di alberi, si passa alla successiva, trascinando i teli lunghi e pesanti, per poi stenderli sotto i nuovi ulivi

Alla fine della giornata tutte le olive vengono portate al frantoio.
Nel periodo della raccolta i frantoi diventano luoghi veramente suggestivi....al loro interno si conclude un ciclo agrario pieno di soddisfazione per qualsiasi coltivatore, il ciclo dell’olio di oliva.
E allora appaiono come un brulicare di gente che chiacchiera e discute del tempo, delle olive e del rendimento della frangitura nel mezzo del frastuono di tramogge e presse, e nell'odore forte delle olive che, per l’attesa, iniziano a macerarsi




mercoledì 23 ottobre 2013

Il contadino e i suoi figli


Un contadino, ormai prossimo alla morte, desiderava tanto che i suoi figli si impratichissero nel lavoro dei campi…

Perciò li fece chiamare e disse loro: " Ragazzi miei, io la mia vita, bene o male, ormai l’ho vissuta, così vi voglio lasciare un bel ricordo di Vostro padre.
Andate, cercate nella vigna e scoprirete tutto quello che vi è nascosto."

I figli, allora, pensarono che nella vigna, da qualche parte, fosse sepolto un tesoro, e dopo la morte del padre cominciarono a scavare in lungo e in largo tutta la terra del vigneto.

Sconcertati e molto affaticati per il duro lavoro, non trovarono nulla, ma la vigna, zappata a dovere, diede frutti come non mai.


Esopo

giovedì 17 ottobre 2013

Mm...che buona la torta di noci, nocciole e/o mandorle di Rosalba !


Un post speciale per parlare di una gustosissima torta con noci, nocciole e/o mandorle, che ci ha fatto assaggiare la nostra amica Rosalba quando, agli inizi di ottobre, siamo andata a trovarla nell'agriturismo TerreRosse di Massadita che gestisce con tutta la sua famiglia.

E' buonissima e molto semplice da preparare...
Occorrono:
- 180 gr di noci, nocciole e/o mandorle finemente tritate
- 180 gr di zucchero
- 6 uova freschissime (naturalmente provenivano direttamente dalle galline in giardino)

Come procedere:
Separare i tuorli dagli albumi e sbatterli con lo zucchero. Montare a neve fermissima gli albumi e aggiungerli al composto. Mettere la granella di noci o nocciole o mandorle e girare delicatamente. Se si vuole, si può aggiungere anche un bicchierino di liquore (quello che preferiamo, o abbiamo in casa) o la scorza di limone.
Cuocere per 40 minuti in forno già caldo. Sfornare, cospargere con zucchero a velo e ....mangiare

FANTASTICA  ! ....Non ho fatto neanche in tempo a farle una foto....l'abbiamo divorata!

Facile, no?....inoltre è perfetta per chi ha problemi di celiachia.




sabato 5 ottobre 2013

Castagne e vino rosso

Le castagne sono un alimento conosciuto fin dai tempi piu remoti e tra i piu consumati e completi.
Erano considerate un dono della natura perché potevano conservarsi per moltissimo tempo e sfamare le popolazioni soprattutto in inverno, quando il clima limitava l'agricoltura e i raccolti erano limitati a poche specie. Nelle aree più rurali venivano usate anche come moneta di scambio e la loro presenza a tavola era molto diffusa.



Le castagne sono un alimento molto simile al grano, per apporto nutritivo, e contengono proteine, sali minerali, carboidrati, vitamine idrosolubili ma non la vitamina C, per un apporto di 210 kcal per etto.
I carboidrati sono più digeribili di quelli dei cereali e sono lassative e antisettiche
Loro struttura a riccio le protegge dai residui degli agenti chimici e dei fertilizzanti, garantendo cosi un prodotto molto meno inquinato rispetto ad altri prodotti della terra.

Come mangiarle?....naturalmente crude, inoltre possono essere sia bollite con acqua e sale e condite con zenzero e cannella, o erbe aromatiche; sia arrostite con le famose padelle forate.
Vengono anche impiegate per preparare zuppe, dolci, marmellate e creme o il famoso castagnaccio ottenuto dalla farina di castagne essiccate.

Con quale vino accompagnarle?.....Naturalmente la scelta dipende da come le castagne vengono cucinate.
Bollite o arrostite preferiscono un vino rosso giovane, fresco e abboccato, con sentori di frutti rossi, ciliege e amarene. Un Novello o un Merlot non invecchiato ben si adattano a questo abbinamento.
Se le castagne vengono invece preparate per un primo o un secondo o un dolce bisogna naturalmente orientarsi verso vini diversi che rispecchino l'equilibrio del piatto. Se per la mousse di castagne possiamo preferire un Asti spumante, per tutti gli altri dolci con le castagne opteremo per un passito o il Vin Santo per accompagnare il castagnaccio. Altre ricette per un rosso profumato e abboccato sono la zuppa di castagne e ceci, e le tagliatelle di castagne ai funghi porcini.

sabato 21 settembre 2013

Vino color del giorno, vino color della notte, vino con i piedi di porpora o sangue di topazio, vino, stellato figlio della terra...

Questi versi di Pablo Neruda introducono l'argomento del nostro nuovo post.
E', infatti, arrivato il momento di vendemmiare... dopo un anno di duro lavoro, di sacrifici, sudore e tanta passione il frutto che l’amata terra ci dona viene raccolto, per poi trasformarsi in ottimo vino.
La vendemmia ha sempre rappresentato un momento di gioia, festa,, tradizione, cultura contadina e tanta allegria
In tempi non troppo lontani la coltivazione delle viti e la raccolta dell'uva si svolgevano a mano. Nel periodo della vendemmia i vicini, gli amici, i parenti più o meno lontani si aiutavano e questa era anche una scusa per riunirsi e stare insieme....e quando la vendemmia era finalmente finita si festeggiava il buon raccolto.

Ora molte aziende hanno optato per la vendemmia meccanica. Il motivo principale che spinge i viticoltori ad impiegare la vendemmiatrice per la raccolta dell'uva è la ricerca di un costo di produzione inferiore. Velocizzazione del lavoro e risparmio sulla manodopera (che purtroppo non può più essere non retribuita)..........tanti sono i vantaggi, ma non si può negare che in questo modo si perde molto della poesia che caratterizzava questo momento di unione e festa.

L'uva pronta per la raccolta

Anche qui a Val di Nappo, dunque, è arrivata la vendemmatrice !!!

La vendemmiatrice all'opera

Una macchina gigantesca che aspira avidamente gli acini d'uva lasciando come per magia dietro di se' i tralci completamente vuoti.


 

Ed ecco la nostra bella uva, raccolta e pronta per essere portata in cantina......ed ecco quello che diventerà
Chiaramente tutto sotto la supervisione di Lorenzo !!!!


Allora........Cin Cin !!!


sabato 24 agosto 2013

Il canto delle cicale



Oggi ci siamo soffermati un attimo ad ascoltare il canto delle cicale, e ci siamo come improvvisamente accorti che in estate tutta la nostra campagna è un concerto di questi piccoli insetti.
Un concerto di suoni striduli, monotoni e continui.

L'immagine più diffusa della cicala è quella raccontata da Esopo: una splendida e incosciente cantante che non si preoccupa del futuro e dell'avvicinarsi dell'autunno.
Effettivamente sembra non fare altro che cantare, cantare, cantare tutta l'estate, per poi morire con il cambio di stagione. E' un ciclo naturale che risponde a precise regole. L'instancabile canto delle cicale serve, infatti, al maschio come richiamo sessuale per la femmina.... Quindi ha uno scopo fondamentale: la conservazione della specie.


Dolce risuona
cadenzando il ritmo
il canto tedioso
delle cicale

Su dorato campo
l'occhio si perde avvinto
da terso e piatto orizzonte

pennellate scomposte
intrecci caotici
le spighe
improvvisano sinuose danze ancestrali
mosse da lieve brezza estiva

Ed io mi perdo
trasportata dal vento
e dai profumi densi
di questo incanto.

di R. Barbarinaldi


lunedì 12 agosto 2013

O cari ceci, che di bontade immensa, sempre presenti alla nostra mensa...

Oggi, giornata di trebbiatura dei ceci.
I ceci sono i semi del cicer arietinum, una pianta nota già agli antichi egizi, e molto utilizzata nella cucina di tutto il mondo. E' caratterizzata da bellissimi fiori bianchi o fucsia, da cui poi si produrranno i baccelli (come in tutte le leguminose) che contengono i ceci


Nella storia della cucina italiana possiamo vedere i ceci tra i legumi più amati dagli Etruschi, e poi dai romani
Sono molto nutrienti e per questa loro caratteristica il loro impiego è sempre stato legato essenzialmente a due utilizzi: la dieta degli sportivi (i ceci erano l’alimento di base dei gladiatori romani), e la cucina povera, dove i ceci sostituivano egregiamente la carne.
Altro pregio dei ceci è di essere tra gli alimenti che meno suscitano reazioni allergiche.
Grazie al loro contenuto di fibre, sono utili come regolatore intestinale.
Contribuiscono anche ad abbassare i livelli ematici di colesterolo e glucosio.
I ceci contengono anche acidi grassi insaturi, meglio conosciuti col nome di Omega 3, che, oltre a prevenire gli stati di depressione hanno la proprietà  di apportare benefici al ritmo cardiaco evitando così l'insorgere di aritmie al cuore.



I ceci sono usati in una grande varietà di ricette.
Da soli possono essere usati nelle insalate, in zuppe o stufati, o come spuntino veloce
Una ricetta tipicamente toscana è la torta di ceci o "cecina", particolarmente diffusa lungo tutta l'area marittima



Una leggenda racconta che sia nata casualmente nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le navi erano sospinte oltre che dal vento anche dalla forza dei rematori, spesso alimentati con zuppe di legumi ben conservabili come i ceci.
Dopo la battaglia le galere della “Lanterna” erano così affollate di riottosi vogatori da perdere la loro proverbiale agilità, e sembra che una di queste imbarcazioni, solcando il Golfo di Biscaglia, si sarebbe trovata per diversi giorni al centro di una tempesta.
L’acqua di mare imbarcata provocò gravi danni nella stiva: i ceci si ammollarono, qualche barile di olio si sfasciò, e l’umido ridusse tutto in una purea.
Quando ritornò il bel tempo, fu scoperto il piccolo disastro arrecato alle provviste e, per il fatto che i viveri erano diventati scarsi, ai prigionieri fu data da mangiare l’informe cibo.
Qualcuno dei pisani rifiutò la purea, abbandonando la scodella sul banco, salvo poi riappropriarsene il giorno dopo, quando i morsi della fame erano diventati irresistibili.
Un’intera giornata di esposizione al sole aveva però trasformato la pietanza in una specie di focaccetta, qualcosa di diverso dalla poca appetitosa poltiglia di ceci.
La scoperta casuale interessò i genovesi che ne perfezionarono la ricetta cuocendola in forno a legna, e battezzandola per scherno agli avversari “oro di Pisa”.

Ottima !...Vi consiglio di venire ad assaggiarla

sabato 20 luglio 2013

Il paesaggio agrario di Pian di Rocca

Curiosando un po' su internet mi sono imbattuta nel sito della onlus Italia Nostra che si occupa da circa 50 anni della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. Ossia dei beni culturali e ambientali, le città, i parchi, i paesaggi, la qualità del territorio, il risanamento ambientale della Penisola, la promozione di uno sviluppo sostenibile.

Tra le varie sezioni ho trovato un'interessantissima scheda sul paesaggio agrario della nostra Pian di Rocca.
Vi consiglio di leggerla....