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mercoledì 10 febbraio 2016

Odor d'erbe buone

Più che gli odori dei fiori mi piacevano poi quelli dell’erbe, che sono più schietti saporosi e freschi
Guelfo Civinini

Le prime giornate di sole invitano a stare all'aria aperta, passeggiare nel verde e raccogliere le profumatissime erbe che crescono nei nostri campi.
La raccolta di erbe spontanee commestibili ci fa riscoprire il valore della natura e ci ricorda che una volta erano le stagioni che regolavano l'alimentazione.
Genuine, gustose, economiche, e da sempre indiscusse protagoniste della cucina tradizionale maremmana... mangiate crude in insalate, scottate a vapore, ripassate in padella, aggiunte a frittate minestre o zuppe.

Ecco un esempio di alcune delle erbe di campo che possiamo trovare nelle nostre campagne maremmane:

Finocchietto Selvatico
Il sapore è simile a quello del finocchio comune ma molto più delicato. I germogli più teneri sono ottimi ingredienti di minestre e zuppe. Le foglie del finocchietto sono particolarmente adatte per profumare sia piatti di pasta che di carne bianca. I semi essiccati, invece, sono ottimi da usare per le preparazioni al forno, alla brace o alla griglia

Borragine
Vengono utilizzate sono le foglie e i fiori prevalentemente in forma fresca, non essiccata. Le foglie di borragine hanno un sapore avvicinabile a quello del cetriolo, si usano preferibilmente cotte, lesse o saltate in padella, per minestre, minestroni, frittate, per fare ripieni.

Ortica
Da pianta infestante a regina delle zuppe. Deve essere raccolta con prudenza a causa del forte potere urticante che viene completamente eliminato dopo essere stata bollita. Si utilizzano le foglie che hanno un sapore molto simile a quello degli spinaci.

Bietola
La bietola selvatica è davvero molto simile a quella coltivata, con la quale condivide foglie molto larghe e piuttosto spesse che conferiscono corpo e aroma alle zuppe.

Crespigno
Una specie di radicchio selvatico che si distingue per la presenza di fiori gialli e dal sapore leggermente amarognolo. Ottima pianta commestibile, allo stato giovanile, cruda in insalata, mista ad altre erbe di campo, oppure lessata, usata quale contorno, condita con olio e limone o passata in padella

Cardo Santo
Ha proprietà toniche e stimolanti, spesso utilizzato in liquoreria. Erba da usare in insalate e come verdura cotta. E’ un ottimo ingrediente anche per la zuppa con un sapore simile a quello del cardo e del carciofo.


domenica 17 gennaio 2016

Benedizione degli animali, dei mezzi agricoli e dei prodotti della terra

Il lungo periodo che prelude alla Primavera un tempo era contrassegnato da cerimonie di purificazione per uomini, animali e campi, per propiziarsi la buona sorte e il rinnovamento della natura. La più importante festa lustrale e fecondante è quella di Sant'Antonio Abate, il patrono delle creature a quattro zampe, della stalla, degli animali domestici, del fuoco, del contadino. Il 17 gennaio si portavano gli animali sul sagrato della chiesa per la benedizione, oppure passava il prete a benedire le stalle, o, quanto meno, si andava a messa di buon mattino per prendere qualche panino benedetto per gli animali e i nuovi santini da appendere nella stalla. La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio (sfogo pruriginoso della pelle simile alla varicella). I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Inoltre, sulla base di antiche leggende, durante la notte di Sant’Antonio Abate agli animali è data la facoltà di parlare. Ma i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

Oggi, quindi, si ripeterà la tradizionale benedizione, e gli animali lasceranno stalle, fattorie, case per invadere le piazze di paesi e città per la consacrazione.
Una tradizione radicata anche sul territorio grossetano, come dimostrano le tante realtà parrocchiali nelle quali è tenuto vivo questo gesto.


martedì 21 gennaio 2014

Il Parco Naturale della Maremma

La Maremma è una zona ricca di Parchi e Riserve naturali, vere e proprie Oasi che occupano circa 40.000 ettari di terreno e che sono ormai parte integrante di un territorio che si contraddistingue per la varietà e la ricchezza dei suoi ambienti naturali.
Il più famoso è  il Parco Naturale della Maremma, o dell’Uccellina. 100 kmq, circa, che comprendono al suo interno anche uno dei tratti costieri più belli e caratteristici della Maremma Toscana quello che va dal promontorio di Talamone fino alla foce del fiume Ombrone.




Per chi vuole scoprire la vera essenza dei parchi della Maremma si possono scegliere una serie di percorsi/itinerari (per una lunghezza media di 5-8 chilometri a piedi) a seconda della stagione, della durata e della difficoltà da poter affrontare da soli, oppure anche con una guida esperta magari a cavallo, in carrozza, in bicicletta

Avventurarsi in questi percorsi vi darà modo di vivere un’esperienza a pieno contatto con la natura: paesaggi mozzafiato che resteranno impressi nella vostra memoria per sempre! Camminando verrete a conoscenza di una vegetazione rigogliosa e tipica di questo piccolo ecosistema: lecci, lentischi in aree di macchia assai limitate, la presenza di specie come: il Mirto, il l’Erica, il Corbezzolo, la Lavanda e la Ginestra dei Carbonai.
Non solo una vegetazione unica ma anche tantissimi animali selvatici che qui vivono industurbati e spesso ci fanno omaggio della loro presenza: cinghiali, volpi, daini e caprioli e a volte qualche vacca maremmana.
E ancora storia, arte e cultura.

Ma non  possiamo svelarvi tutti i segreti del Parco ....quindi se volete sapere altro, non vi resta che andarlo a scoprire






lunedì 16 dicembre 2013

I Butteri di Maremma

Per scoprire la vera Maremma è indispensabile passeggiare nei boschi, attraversare i pascoli e i campi coltivati, incontrare una mandria di vacche e di cavalli maremmani allo stato brado e governati dal Buttero.


Il Buttero è un pastore a cavallo. Il nome deriva dal latino boum-ductor, conduttore di buoi o dal greco bùteros: bus, bue e teròs, pungolo.
Il buttero cavalca abitualmente il cavallo tipico della Maremma, un maremmano. La sella caratteristica è la scafarda. L'abbigliamento è costituito da calzoni di fustagno, cosciali, giacca di velluto, cappello nero. Si protegge dalla pioggia con un mantello di grandi dimensioni, detto pastràno.
In mano tiene la mazzarella, un bastone impiegato per stimolare buoi e cavalli.

Quando la Maremma era ancora divisa tra i latifondisti, il compito del buttero era quella di domare il bestiame che viveva in libertà in campagna. Gli animali da domare erano la robusta vacca maremmana dalle lunghe corna a forma di lira, ed il forte cavallo maremmano; ambedue gli animali razze ideali per sopravvivere nelle paludi.
La giornata del buttero cominciava prima del levar del sole quando si recava ai mandrioli per prendere la cavalcatura che poteva scegliere tra le tre o quattro a sua disposizione. Il lavoro vero e proprio si svolgeva poi nei grandi recinti dove pascolavano i branchi di bestie da dover controllare, contare, spostare ed eventualmente recuperare nella folta macchia mediterranea che il buttero doveva conoscere a menadito. Non vi erano giornate facili, ma in alcuni momenti dell' anno il lavoro si faceva ancora più duro, erano questi i periodi delle "figliature", della "spocciatura", della merca e della doma dei puledri bradi
Il buttero è sempre stato una figura insostituibile nelle aziende dove pascolavano vacche e cavalli allo stato brado. Oggi appartiene all'immaginario collettivo della Maremma, é il simbolo di questa terra antica, custode dei millenari segreti del suo mestiere.

Di questa figura mitica del buttero è oggi cresciuto molto interesse per cui in tutti i centri della Maremma sono sorte associazioni che hanno lo scopo di valorizzare e promuovere tutto ciò che gira intorno al mondo del cavallo. Queste associazioni, danno vita ad un vero e proprio campionato dei butteri che si articola in gare di abilità che sono le gimcane e la MERCA a terra dove il vitello preso con la LACCIARA viene poi immobilitato senza alcuna violenza sull’animale, ed eseguono una "merca simulata".
L’idea base di questa iniziativa è quella di far esibire i butteri e divertire il pubblico con quello che ieri e ancora oggi è stato ed è un duro lavoro, facendolo diventare spettacolo.

Omaggio a Giovanni Travagliati l'ultimo buttero della Maremma, dal Film "La Leggenda dei Butteri"


venerdì 29 novembre 2013

Vocabolario italo-maremmano


Ma come siete simpatici voi maremmani !!! .....Quante volte ve lo siete sentiti dire ?
Spesso, però, i nostri ospiti non capiscono a pieno il senso delle nostre parole o battute. Così, non esistendo, purtroppo, un vocabolario italiano-maremmano,  abbiamo provato a creare un elenco dei termini di uso più comune in Maremma...... naturalmente sono gradite aggiunte e suggerimenti !

Bercio (sost. maschile): Urlo; grido.
Biasciare (verbo): Masticare, ruminare.
Billo (sost. maschile): Tacchino.
Boncìtto (agg.): Bravo, buono.
Buzza/o (sost. maschile): pancia.
Cagna (sost. femminile): Fiacca, stanchezza, svogliatezza.
Cencio (sost. maschile): straccio, strofinaccio.
Chiorba (sost. femminile): testa. Es. “Ho battuto una bella chiorbata!” (Ho battuto una bella testata!) Ciacciare (verbo): ficcare il naso negli affari altrui.
Ciancicare (verbo): Masticare svogliatamente.
Cignàle (sost. maschile): Cinghiale.
Citto, -a (sost.): Bambino/a
Cécce (sost. maschile): Sedere, es. “Vieni a cécce!” (Vieni a sedere!)
Conìgliolo (sost. maschile): Coniglio.
Dòdo (agg.): sdolcinato.
Labbrata (sost. femminile): forte schiaffo dato sulla bocca con il dorso della mano
Lèrnia (sost. femminile): Assillante, noioso, es. “Sei una lernia!”
Marmato (agg.): Freddo; ghiaccio come il marmo. “C’ho i piedi marmati”.
Mèglio! Ma meglio!: Esclamazione usata per rispondere negativamente con forza ad una domanda. Es. “Vieni al cinema?” Risposta: Ma meglio!” (Decisamente no!)
Pròda (sost. femminile): Margine; estremità , es. “stare alla pròda della strada”.
Punto: Nessuno, alcuno. “Non ha punta voglia di studiare”
Poventa (avv.): Al riparo dal vento
Ruzzare (verbo): Giocare.
Sciabordìto (agg.): Chi ha poco cervello.
Smadonnare (verbo): Bestemmiare.
Strullo (agg.) Sciocco.
Sortire (verbo): Uscire.
Tonfo (sost. maschile): botta; rumore; caduta. “Ho battuto un bel tonfo” Uscio (sost. maschile): Porta.

giovedì 21 novembre 2013

Leggende di Maremma...la Bissantola

Una volta in Maremma i contadini si alzavano prima dell'alba per andare a lavorare nei campi. ma, al risveglio non sempre si sentivano in piena forma.
La mancanza delle forze necessarie per affrontare la lunga e faticosa giornata di lavoro nei campi rappresentava un grande problema. Una delle pratiche più diffuse per ritrovare l'energia, era mettersi davanti la porta di casa e fare per tre volte il segno della croce, recitando tre padre nostri.
Se, nonostante la preghiera le forze non tornavano, si  ricorreva un rituale, più difficile e complesso, ma, secondo le leggende popolari, sicuramente più efficace.
Si correva nel pagliaio e, tra il fieno e il grano, si cercava una "Bissantola", ossia un ragno con la pancia tonda e le zampette lunghe lunghe.
Una volta trovata, si metteva sul palmo della propria mano e si recitavano questi versi:





Bissantola, bissantola
dammi l'acqua santa
o ti strappo una zampa







Così, se la Bissantola sfregando il muso sul dorso della mano rilasciava una goccia d'acqua si era certi che, facendo il segno della croce con quella, tutta la stanchezza sarebbe presto passata lasciando il posto alla forza necessaria per affrontare un'altra giornata di duro lavoro nei campi.


giovedì 7 novembre 2013

Aspettando la raccolta...oggi abbiamo seminato i baccelli

E' il tempo giusto per i baccelli (per i non toscani...fave)....e oggi li abbiamo seminati!


Solitamente si seminano in autunno nelle regioni a clima mite e in primavera in quelle settentrionali dove l'inverno e' piu' freddo.
Non hanno particolari esigenze in fatto di terreno, anzi, vegetano bene anche nei terreni argillosi; richiedono solo buone lavorazioni profonde anche per permettere lo sviluppo dell' apparato radicale che come in tutte le leguminose e' abbastanza profondo.
Per favorire la germinazione e ottenere qualche anticipo nella formazione dei baccelli, si usa spesso immergere i semi prima di interrarli. A tale scopo, la sera prima della semina, basta lasciare i semi in acqua e il giorno dopo, quando i semi avranno raddoppiato il loro volume procedere alla messa a dimora. Attenzione! questa tecnica potrebbe avere qualche inconveniente, infatti se dopo la semina vi sono abbondanti piogge, potrebbe accadere che buona parte dei semi marciscano.
Quindi controllare sempre le previsioni del tempo !
La semina va effettuata facendo dei solchi circa profondi almeno 15/20 cm. Le file dovrebbero essere distanti almeno 50 cm perché comunque la pianta cresce abbastanza ed è bene che ci sia spazio sia per lo sviluppo, sia per la raccolta.
Seminare ora i baccelli comporta una serie di vantaggi, non solo anticipare la raccolta  rispetto alle semine tardive, ma soprattutto evitare che le piantine vengano attaccate dai perfidi afidi (pidocchi) che invece assalteranno ferocemente i teneri germogli seminati alla fine dell’inverno. Inoltre non temono il gelo, e anche se dovesse venire un ghiaccio birbone, riscoppierebbero dalla base e crescerebbero nuove piantine
.....Aspettando la raccolta primaverile




mercoledì 30 ottobre 2013

...Olio con sapiente arte spremuto, dal puro frutto degli annosi olivi...

Ed eccoci di nuovo qui come ogni anno per la raccolta delle olive.
La temperatura è ancora mite e le giornate, anche se più corte, abbastanza luminose.
I nostri ulivi, con alberi anche secolari, sono tutti lì, pieni di olive in attesa di essere raccolte.
Questo è un anno abbastanza abbondante e molti dei fiori spuntati in primavera sono fortunatamente diventati frutto.

Noi per la raccolta usiamo gli abbacchiatori ad aria compressa, dei bracci in alluminio con cui riusciamo a raggiungere anche 5 mt da terra, senza utilizzo di scale quindi in piena sicurezza.
In cima al braccio due grossi rastrelli che vibrano aprendosi e chiudendosi.
Lorenzo, invece, si diverte a raccogliere a mano le olive più basse.

Prima di iniziare, abbiamo posizionato grandi teli verdi sul terreno, indispensabili per recuperare tutte le olive che cadono....ovviamente dobbiamo fare molta attenzione a non calpestarle.

Quando sugli alberi non c'è più un frutto, alziamo le reti tutti insieme e facciamo rotolare le olive fino alle cassette, facendo molta attenzione a non perderne neanche una.
Raccolta una fila di alberi, si passa alla successiva, trascinando i teli lunghi e pesanti, per poi stenderli sotto i nuovi ulivi

Alla fine della giornata tutte le olive vengono portate al frantoio.
Nel periodo della raccolta i frantoi diventano luoghi veramente suggestivi....al loro interno si conclude un ciclo agrario pieno di soddisfazione per qualsiasi coltivatore, il ciclo dell’olio di oliva.
E allora appaiono come un brulicare di gente che chiacchiera e discute del tempo, delle olive e del rendimento della frangitura nel mezzo del frastuono di tramogge e presse, e nell'odore forte delle olive che, per l’attesa, iniziano a macerarsi




mercoledì 23 ottobre 2013

Il contadino e i suoi figli


Un contadino, ormai prossimo alla morte, desiderava tanto che i suoi figli si impratichissero nel lavoro dei campi…

Perciò li fece chiamare e disse loro: " Ragazzi miei, io la mia vita, bene o male, ormai l’ho vissuta, così vi voglio lasciare un bel ricordo di Vostro padre.
Andate, cercate nella vigna e scoprirete tutto quello che vi è nascosto."

I figli, allora, pensarono che nella vigna, da qualche parte, fosse sepolto un tesoro, e dopo la morte del padre cominciarono a scavare in lungo e in largo tutta la terra del vigneto.

Sconcertati e molto affaticati per il duro lavoro, non trovarono nulla, ma la vigna, zappata a dovere, diede frutti come non mai.


Esopo

sabato 5 ottobre 2013

Castagne e vino rosso

Le castagne sono un alimento conosciuto fin dai tempi piu remoti e tra i piu consumati e completi.
Erano considerate un dono della natura perché potevano conservarsi per moltissimo tempo e sfamare le popolazioni soprattutto in inverno, quando il clima limitava l'agricoltura e i raccolti erano limitati a poche specie. Nelle aree più rurali venivano usate anche come moneta di scambio e la loro presenza a tavola era molto diffusa.



Le castagne sono un alimento molto simile al grano, per apporto nutritivo, e contengono proteine, sali minerali, carboidrati, vitamine idrosolubili ma non la vitamina C, per un apporto di 210 kcal per etto.
I carboidrati sono più digeribili di quelli dei cereali e sono lassative e antisettiche
Loro struttura a riccio le protegge dai residui degli agenti chimici e dei fertilizzanti, garantendo cosi un prodotto molto meno inquinato rispetto ad altri prodotti della terra.

Come mangiarle?....naturalmente crude, inoltre possono essere sia bollite con acqua e sale e condite con zenzero e cannella, o erbe aromatiche; sia arrostite con le famose padelle forate.
Vengono anche impiegate per preparare zuppe, dolci, marmellate e creme o il famoso castagnaccio ottenuto dalla farina di castagne essiccate.

Con quale vino accompagnarle?.....Naturalmente la scelta dipende da come le castagne vengono cucinate.
Bollite o arrostite preferiscono un vino rosso giovane, fresco e abboccato, con sentori di frutti rossi, ciliege e amarene. Un Novello o un Merlot non invecchiato ben si adattano a questo abbinamento.
Se le castagne vengono invece preparate per un primo o un secondo o un dolce bisogna naturalmente orientarsi verso vini diversi che rispecchino l'equilibrio del piatto. Se per la mousse di castagne possiamo preferire un Asti spumante, per tutti gli altri dolci con le castagne opteremo per un passito o il Vin Santo per accompagnare il castagnaccio. Altre ricette per un rosso profumato e abboccato sono la zuppa di castagne e ceci, e le tagliatelle di castagne ai funghi porcini.

lunedì 30 settembre 2013

Il Porcino, il Re dei nostri boschi

Iniziano le prime pioggie e inizia la voglia di funghi.
E a cosa si pensa non appena si sente parlare di funghi?
Qual’è il più conosciuto e il più apprezzato tra i funghi commestibili?
La risposta nasce quasi spontanea: il porcino, il re incontrastato dei boschi nostrani.
Il porcino è la preda più ambita durante le battute di ricerca ed il più grande desiderio di ogni cercatore di funghi è quello di tornare a casa con almeno un paniere colmo di profumati e succulenti porcini.
Cercare e trovare i pregiatissimi funghi porcini è un'attività divertente e che ti permette di stare a contatto con la natura.


I funghi porcini nascono e crescono principalmente in boschi di latifoglie e conifere, come castagni, querce, faggi e abeti. Fanno la prima comparsa in primavera, per scomparire durante l’estate, e ricominciare più abbondantemente in autunno, subito dopo le prime piogge.
Precise condizioni meteorologiche sono indispensabili per la nascita e la crescita dei funghi porcini, in particolare è necessaria un’abbondante pioggia, ma non eccessivamente intensa, in modo da non allagare il terreno, e di seguito alcune giornate di sole, possibilmente senza vento secco, per non asciugare eccessivamente il terreno. Se il terreno era molto asciutto prima delle piogge, sarà necessario attendere dai 7 ai 15 giorni affinché i primi porcini possano fare la loro comparsa. In seguito per mantenere costante la produzione, la variabilità del tempo gioca un effetto positivo: rapidi acquazzoni seguiti da giornate di sole sono le condizioni ideali.

Il migliore modo per cercare i funghi è controllare bene sotto le foglie e vicino alle piante più grandi, ma soprattutto guardare ogni punto da diverse angolazioni perchè si mimetizzano benissimo con i colori del bosco. Appena trovato il porcino si raccoglie con una piccola torsione alla base del gambo, si pulisce dalla terra e si ripone in un contenitore di vimini. I funghi vanno trasportati in contenitori rigidi ed areati come i cestini di vimini, perchè sono molto delicati, l'uso di buste di plastica ne provocherebbe infatti il deterioramento rendendoli immangiabili.
Il cestino di vimini consente, inoltre, la distribuzione delle spore sul terreno.
....Ultima ed importantissima avvertenza: rispettate il bosco evitando di raccogliere gli esemplari troppo piccoli,e soprattutto non lasciare spazzatura.

Naturalmente ogni regione è provvista di una propria normativa per la raccolta dei funghi, questa è quella della Toscana "Funghi: nuove norme per la raccolta"

venerdì 13 settembre 2013

Eventi in Maremma: settembre 2013

Siamo ormai a metà settembre e l’estate è giunta quasi al termine.
Ma la Maremma offre tanto anche in autunno e tanti sono gli eventi  per weekend lunghi fuori stagione.

L’autunno è, infatti, uno dei momenti migliori per scoprirne.....Sagre e feste tradizionali: folklore, tradizioni, teatro di strada, cucina tipica, musica...

E allora ecco qui una breve carrellata di alcuni degli appuntamenti più interessanti della stagione.

- 1/30 settembre- Estate a Scarlino (Gr)
- 1/30 settembre - Pitigliano in festa
- 13 settembre/13 ottobre- Cinigiano in festa
- 15 settembre - Festa patronale di San Mamiliano, Isola del Giglio 
- 20/22 settembre - Fiera di Travale, Montieri (Gr)
- 20/22 settembre Transumanza 2013, Tenuta il Filetto - NICCIOLETA - MASSA MARITTIMA (Gr)
- 26/28 settembre - Festa dell'Uva e delle Cantine Aperte, Isola del Giglio
- 28/29 settembre - 48° Sagra della Salsiccia, Pari

(Foto di Katia Signorini)

Buon divertimento !!!
....e per essere sempre aggiornati, consultate il calendario degli eventi dei Maremmans !!!



lunedì 29 luglio 2013

#Maremmans.......come i maremmani raccontano la Maremma

Ma chi sono i Maremmans?


Sono una rete di operatori della Maremma Toscana (noi compresi) che promuove l'autenticità del territorio attraverso la voce dei propri abitanti.
Abbiamo un blog: www.maremmans.blogspot.it
E possiamo essere seguiti con #Maremmans sui canali social network: 
- Twitter 

Tutto nasce dal Progetto Maremma Network for Tourism finanziato dalla Provincia di Grosseto, e sostenuto da numerose e importanti organizzazioni e istituzioni del nostro territorio.
Il progetto ha avuto l'intento di trasmettere ai 300 partecipanti le competenze basilari nell’uso del web marketing, attraverso l’impiego dei principali social network, per la promozione della propria attività ma anche, più in generale, favorire la nascita e la diffusione tra gli operatori turistici della consapevolezza che, operando e agendo in una logica di sistema, aumentano le possibilità di promuovere e valorizzare la Maremma grossetana quale destinazione turistica.

L'entusiasmo, la grande passione e l'amore dei 300 per il proprio territorio, hanno scaturito una serie di attività ed iniziative vincenti,  e soprattutto, la volontà di dare vita ad un'Associazione per la promozione della Maremma Toscana.
Questo il percorso dei #Maremmans: formazione, conoscenza del territorio, e condivisione.

E così anche noi abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura, spinti dalla consapevolezza delle potenzialità della nostra terra e, soprattutto dalla volontà di farla conoscere a chi non la vive.

Spero che seguirete e sosterrete i Maremmans, ed inevitabilmente vi innamorerete della nostra bella maremma !!!

sabato 20 luglio 2013

Il paesaggio agrario di Pian di Rocca

Curiosando un po' su internet mi sono imbattuta nel sito della onlus Italia Nostra che si occupa da circa 50 anni della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. Ossia dei beni culturali e ambientali, le città, i parchi, i paesaggi, la qualità del territorio, il risanamento ambientale della Penisola, la promozione di uno sviluppo sostenibile.

Tra le varie sezioni ho trovato un'interessantissima scheda sul paesaggio agrario della nostra Pian di Rocca.
Vi consiglio di leggerla....